Pagina:Salgari - La capitana del Yucatan.djvu/38

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36 Capitolo quarto

il lupo di mare. — Ohe! Uomini di manovra! Spiegate le rande e mettete la prora al capo Catoche!

L’equipaggio, che non aspettava che quel comando, spiegò le rande, le due contro-rande e la trinchettina del bompresso e l’Yucatan, che fino allora era rimasto quasi immobile, lasciandosi appena appena trasportare dalla corrente del Gulf-Stream, si mise a veleggiare con estrema leggerezza, sbandato civettuosamente sul tribordo, lasciandosi a poppa una candida scia d’una regolarità perfetta.

Se quell’yacht era uno dei più rapidi battelli a vapore che fossero stati varati nei cantieri del golfo del Messico era pure uno dei migliori velieri poiché a vento largo poteva filare i suoi dieci nodi, velocità straordinaria per uno di tali legni.

Il vento era favorevolissimo, soffiando dal nord-nord-ovest ed il mare tranquillo o quasi, non essendovi che delle leggere ondulazioni ed assai larghe.

Cordoba e la marchesa potevano sperare di giungere all’indomani, allo spuntare del giorno, al capo Catoche, sebbene contrariati dalla grande corrente del golfo che come si sa gira intorno alle coste del Messico, rasentando poi quelle degli Stati Uniti del Sud, per tornare nell’Atlantico per lo stretto di Bahama, tra le isole omonime e la Florida.

Nessuna altra nave si era scorta dopo la goletta messicana, ormai scomparsa sotto l’orizzonte, né si scorgeva alcun pennacchio di fumo che indicasse la presenza di qualche incrociatore, tuttavia non vi era da crearsi illusioni. Sapendo ormai le navi americane quale era la rotta dell’yacht e conoscendo certamente quale carico portava ed a chi era destinato, avevano forse abbandonati quei paraggi per attenderlo nello stretto di Yucatan, fra il capo Catoche e quello di Sant’Antonio di Cuba, certi che per di là sarebbe passato.

La marchesa, Cordoba e gran parte dell’equipaggio, dopo essersi assicurati che pel momento non vi era alcun pericolo, si erano ritirati per riposarsi dalle emozioni della notte e sulla tolda non erano rimasti che pochi uomini incaricati della manovra delle vele ed un mastro-timoniere.

Un gabbiere però, munito d’un potente cannocchiale, si era stabilito sulla crocetta dell’albero maestro, onde poter segnalare per tempo l’avvicinarsi di qualsiasi nave.

L’Yucatan intanto marciava velocemente verso il sud-sud-est, avvicinandosi alla costa americana, la quale però non era ancora visibile.

Attorno al veliero volteggiavano in gran numero gli uccelli marini, seguendolo e assordando l’equipaggio colle loro strida roche.

Abbondavano soprattutto i rincopi, si vedevano però anche numerose procellarie, le quali seguivano da vicino il veliero, pronte a precipitarsi sugli avanzi della cucina che si gettano in mare ed a disputarseli ingordamente.