Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/106

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106 Capitolo VIII.


— Li riapriremo.

— Siete ben sicuro della vostra nave?

— La vedrete alla prova. —

Diede ai suoi uomini alcuni comandi, poi tornò verso poppa con passo lento e pesante, senza guardare in viso nessuno e andò a mettersi accanto al timoniere, tenendo gli occhi fissi sulla bussola.

Le due rive del canale si restringevano sempre più e andavano anche gradatamente abbassandosi. Erano sempre fiancheggiate da isolotti intorno ai quali si erano fermati dei grossi banchi di ghiaccio; tuttavia conservavano una vegetazione rigogliosa che i primi freddi non erano ancora riusciti a spogliare. Qua e là si vedevano sempre superbe macchie di faggi antartici, di drimys winteri somiglianti all’alloro, con grandi foglie d’un grigio argenteo e la cui corteccia ha qualità aromatiche ed antiscorbutiche, poi macchie di conifere rosse e d’arbusti di metrosideros dalle foglie punteggiate e coperte ancora di fiori bianchi che producevano un bell’effetto sul verde.

Numerosissimi uccelli passavano continuamente attraverso lo stretto, fermandosi ora sulle scogliere a guardar passare la nave o calando in mezzo ai banchi di ghiaccio che se ne andavano lentamente alla deriva, e non erano tutti uccelli veramente acquatici.

Infatti fra le bande degli allatraces e dei micropterus volanti ossia non ancora abbastanza ingrassati per non potersi più servire delle loro brevi ali, si vedevano grandi masse di uccelli lasciare le rive della Terra del Fuoco per passare su quelle più promettenti del continente americano.

Erano per lo più dei bei verdoni, dei pappagalli fuegiani dalle penne variopinte, dei rullus porporini dai colori vivissimi e con una placca sulla fronte che sembra una turchese, oche australi assai grasse e stornelli militari dal petto rosso.