Pagina:Salgari - La stella dell'Araucania.djvu/120

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
120 Capitolo IX.

ventose, senza una pianta che ne rallegrasse la vista, oppure i fulminei volteggi degli uccelli marini od i ghiaccioli che continuavano ad inoltrarsi, attraverso il canale, con mille scricchiolìi.

Ogni volta che era costretta a voltarsi, non poteva tuttavia fare a meno di gettare uno sguardo furtivo sul baleniere, di cui sentiva gli occhi entrarle fino in fondo al cuore, come fossero punte di stiletto.

A mezzogiorno la Quiqua, che era passata dalla riva opposta, molto meno pericolosa, si fermava al di là del capo San Isidoro per lasciar passare un’altro banco di ghiaccio che si era cacciato nel canale e che non si poteva affrontare senza correre il pericolo di venire bloccati o malamente urtati.

Il tempo che fino dal mattino si era mostrato minaccioso, cominciava ora a guastarsi e non era prudente continuare il viaggio colle furiose raffiche che cominciavano a soffiare dalle nevose vette della Terra del Fuoco. Per di più il vento tendeva a girare al sud-est, ed il canale non permetteva ancora di poter fare delle bordate.

Piotre, dopo d’aver fatto sondare il fondo e gettare le àncore, per resistere alle onde ed ai venti, fece suonare la campana del pasto, invitando il signor Lopez e Mariquita a scendere nel piccolo quadro di poppa; ma non li seguì e si scusò dicendo di aver troppe preoccupazioni e di non poter lasciare la tolda mentre la nave poteva correre qualche pericolo.

Era forse un pretesto, perchè in quella piccola baia la baleniera poteva attendere tranquilla che anche quel ghiaccione passasse e che le raffiche cessassero.

La costa che si stendeva a cinquanta o sessanta metri dal veliero, formava in quel luogo un semi-cerchio, ben riparato dai williwans da alte scogliere che ne fermavano, al-