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Il Cimitero dei Marangoni 229

scossa da brividi fortissimi, poi si accoccolò a breve distanza, senza nemmeno prendersi la briga di sbarazzarsi dei ghiacciuoli che a poco a poco si formavano sulla sua casacca grondante d’acqua.

Non aveva nemmeno dato uno sguardo al banco di ghiaccio, nè osservato dove le onde e la corrente lo trascinavano. D’altronde che gliene importava? La morte non gli faceva più paura, anzi ormai la desiderava. Ripiegato su sè stesso come una belva feroce, non staccava un solo momento gli sguardi da Mariquita. Eppure la fiamma sinistra che balenava nei suoi occhi a poco a poco si spengeva.

Quel banco era una specie di zattera, di dieci o dodici metri di superficie, che le onde dell’Atlantico dovevano aver spinto entro il golfo e d’uno spessore tale da non temere che si sciogliesse troppo presto. Le onde lo facevano trabbalzare violentemente, sollevandolo ora da una parte ed ora dall’altra e talvolta lo coprivano minacciando di trascinare via Mariquita.

Camminava velocemente, trascinato da qualche corrente, accostandosi alla spiaggia, udendosi sempre più distinto il fragore della risacca.

Piotre a poco a poco si era accostato a Mariquita.

— Avete freddo? — le chiese, con voce raddolcita.

— Sì, Piotre, — rispose l’araucana, senza alzare il capo che teneva nascosto fra le braccia incrociate.

— La mia casacca non potrebbe ripararvi; è tutta grondante di acqua e coperta di ghiacciuoli. Sia maledetto quello stregone!

— Grazie, Piotre. Siete troppo buono e poi, vi esporreste ad una morte certa.

— Bah! La morte la derido, — rispose il baleniere, con amarezza. — La costa non deve essere lontana; odo le onde che vi si infrangono e se i selvaggi si sono ritirati, accen-