Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/141

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capitolo xiv — il maëlstrom 121


Il 24 novembre, Tompson e Jansey, fatto il punto, s’accorsero di aver sorpassato la latitudine del capo Nord.

– Mille balene! esclamò il comandante della Torpa. Saremo adunque costretti a rimontare verso il nord, per far ritorno a Vadsò? Se questo dannato banco fosse disceso lungo il 31° meridiano, fra ventiquattro o quarant’otto ore ci saremmo trovati dinanzi al Varangefiord.

– Ed invece andremo a dar di cozzo contro le isole Loffoden disse Jansey.

– Lo credete?

– La corrente non accenna a deviare e temo che vada a terminare nel Maëlstrom... Io sono certo che deve formare quel grande gorgo.

– È probabile, rispose Tompson, che si era fatto oscuro in viso, l’acqua continua a rodere il banco e può spezzarlo prima; oggi anzi sgombreremo i magazzini e faremo imbarcare le provviste e le baleniere. Potremo anche rendere la libertà ai due eider datemi dal signor Foyn mettendo sotto le loro ali qualche lettera. Auguriamoci che giungano a destinazione.

Il 29 novembre il wacke si trovava al 68° di latitudine. La corrente pareva che fosse diventata più rapida, poichè il grande banco si avvicinava rapidamente alle coste della Norvegia.

Fu quello l’ultimo giorno che i due comandanti poterono rilevare la latitudine e la longitudine, poichè il 30 il cielo si coperse di nebbie così fitte che impedivano qualsiasi osservazione. Il mare era diventato cattivo e si rompeva con furore contro i margini già rôsi del banco e soffiava impetuoso il vento del nord.

Il wacke aumentava sempre la sua marcia, quasi fosse impaziente di frantumarsi contro le coste norvegiane, ma scemava anche a vista d’occhio. A poco a poco si