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184 i cacciatori di foche della baia di baffin


da non permettere l’entrata ad una nave anche di piccole dimensioni.

Mastro Tyndhall non mancava di esaminarli attentamente, servendosi di un potente cannocchiale per accertarsi se si scorgevano là dentro gli avanzi di qualche nave.

Verso le nove di sera, nel momento in cui il sole si tuffava obliquamente, tingendo di porpora le acque della baia, la Shannon incontrava ancora i ghiacci.

Erano lunghe file di streams e di packs, ma non avevano grande consistenza e cedevano facilmente agli urti dello sperone.

Però più al nord si vedevano giganteggiare parecchi ice-bergs, i quali spiccavano vivamente sul cielo smaltato d’oro dal tramonto e sulle acque cosparse di pagliuzze dorate, assumendo delle tinte svariate a seconda che presentavano i fianchi o la massa intera ai raggi del sole tramontante. Ve n’erano di quelli che avevano una splendida tinta violetta, altri che avevano i margini che parevano di ametista o di zaffiro ed altri ancora, colpiti in pieno, che erano perfettamente rossi, come se fossero masse di metallo incandescente o che nel loro centro avvampasse un incendio.

Fortunatamente, il fiord che il mastro voleva perlustrare era vicino. Era un canale che s’internava nella Terra per parecchie miglia, ma dinanzi all’entrata si erano già accumulati parecchi banchi di ghiaccio, che lasciavano solamente pochi canali e tanto stretti da impedire l’accesso anche alla Shannon.

– Mastro, non si passa di là, disse Grinnell, che stava alla ribolla del timone. Devo accostare i banchi?

– Passerà la baleniera, rispose Tyndhall. Non voglio lasciare quel fiord inesplorato, poichè so che i balenieri vi hanno eretto, all’estremità, un deposito di viveri per coloro che potrebbero naufragare su queste coste