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capitolo ii — a bordo della «torpa» 15


– Porta?

– Trecentoventi tonnellate.

– È armata?

– Completamente, essendo ritornata la settimana scorsa. Signor Tompson, andiamo a far colazione, mentre i miei uomini cominceranno l’imbarco dei viveri e di tutti gli oggetti necessari per una lunga campagna nei mari del nord.

Fece chiamare il mastro d’equipaggio dalla nave scelta dal baleniere e gli diede gli ordini necessari, onde la Torpa fosse pronta per le prime ore dell’indomani, poi passò amichevolmente il suo braccio sotto quello di Tompson, e si diresse verso la sua abitazione che sorgeva a cinquecento passi dagli stabilimenti.

Era una casa costruita tutto in legno di larice, a due piani, col tetto molto aguzzo e adorna di fregi come i châlet svizzeri, tutta dipinta in rosso vivo, colle finestre e colle porte doppie per non lasciar sfuggire il calore interno, durante il lungo e rigorosissimo inverno.

Un piccolo giardino, dove fiorivano stentatamente alcune piante dei climi temperati, ma che erano destinate a perire alle prime nevicate e dove s’alzavano dei pittoreschi gruppi di abeti e di betulle, la circondava. Non mancava nemmeno una piccola serra, attraverso i cui vetri si vedevano delle stufe di dimensioni mostruose e delle piante dei climi caldi, ma mezze intisichite non ostante il calore infernale che doveva regnare là dentro.

Il signor Foyn introdusse il baleniere in un salotto ammobiliato semplicemente, ma elegantemente, con grandi poltrone imbottite e foderate di pelle d’orso, con tende pesanti che dovevano riparare dai più lievi soffi d’aria, con lampade di metallo dorato, con grandi carte