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16 naufraghi dello spitzberg


geografiche delle regioni nordiche e con artistici trofei di ramponi, di scuri, di coltellacci, di fiocine e d’arnesi strani che dovevano essere stati acquistati dagli Esquimesi e dai Samoiedi.

Il pavimento poi spariva interamente sotto quattro superbe pellicce di orsi bianchi, che dovevano aver avuto delle dimensioni gigantesche.

La tavola, che occupava il centro del salotto, era già imbandita e il capitano baleniere, che sentiva una punta d’appetito, fece un gesto di soddisfazione, scorgendo dei tondi ricolmi di caviale di Russia, di salmoni del Tana, delle aringhe all’olio, dei gamberetti del lago Enara, dei filetti di delfini e una allegra fila di bottiglie polverose che erano celebri: Bordeaux, Reno, Laland.

– Francia, Germania e Danimarca – disse sorridendo. – Signor Foyn, volete brindare alla spedizione con dei vini di prima qualità? Sarà un buon augurio.

– Speriamolo, signor Tompson. Accomodatevi e lavorate di denti, come foste a bordo della vostra nave.

– L’appetito non fa difetto, a noi balenieri.

– Ah!... Dimenticavo il mio amico scienziato.

Premette un campanello elettrico tre volte e poco dopo entrava un uomo sui trent’anni, alto, magro, con una barbetta bionda e due occhi cerulei coperti da occhiali, ma coi lineamenti accentuati che avevano un so che di ardito e di risoluto.

Pareva che fosse appena allora ritornato da qualche esplorazione nei dintorni dell’isola, poiché aveva ancora indosso la giacca di pelle di foca, il cappello di tela cerata e calzava i pesanti e lunghi stivali di mare.

– Lasciate che vi presenti il mio amico professore Oscar Benstorp, caro signor Tompson – disse Foyn. – Ecco un uomo che vi terrà buona compagnia alle Spitzberg.