Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/238

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208 i cacciatori di foche della baia di baffin


con dolore. Se fosse ancora vivo, Fox non urlerebbe così.

– Che le onde abbiano frantumato il ghiaccio che lo portava, mastro?

– Lo temo, Charchot. Silenzio ora coi compagni; non bisogna che s’impressionino in questi momenti.

Ritornarono tristamente sul banco dove si trovavano i loro compagni rannicchiati nella scialuppa e dissero loro che nulla avevano potuto sapere sulla sorte dello sventurato Grinnell, ma che la costa era ormai tanto vicina, da non aver più da temere la rabbia del mare.

Continuando l’oscurità in causa del nebbione e non stimando prudente avventurarsi attraverso i banchi che offrivano tanti pericoli colle loro spaccature, decisero di prendere alcune ore di riposo.

Essendosi la temperatura assai abbassata e continuando a cadere la neve, stesero sopra la baleniera una grossa tela che doveva servire di tenda e vi si rannicchiarono sotto, avvolgendosi nelle pellicce d’orso che avevano avuto il tempo di salvare, prima che la Shannon venisse schiacciata.

Fox vegliava al di fuori, mezzo sepolto fra la neve, riparo più sufficiente per gli animali della sua specie.

Il sonno dei naufraghi fu però tutt’altro che tranquillo. Il banco scricchiolava sempre, o tuonava o muggiva e provava delle brusche oscillazioni in causa delle pressioni che esercitavano su di lui gli altri ghiacci, che venivano ad unirsi ai banchi della costa. Vi erano anzi certi momenti, che pareva si sollevasse ad arco verso il centro, minacciando di spezzarsi.

Calmatosi però l’uragano ed abbassatesi le onde, i naufraghi poterono finalmente gustare un po’ di sonno.