Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/239

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capitolo x — il naufragio 209


Quando si risvegliarono, il nebbione era scomparso, il vento non soffiava quasi più ed il mare si era un po’ calmato.

All’orizzonte un sole pallido, senza raggi, rassomigliante ad un disco di metallo leggermente incandescente, s’alzava lentamente, specchiandosi sulle acque del mare e tingendo di rosa i ghiacci.

Il freddo, notevolmente accresciuto da quella nevicata e dalla vicinanza di tutti quei colossi polari radunatisi attorno alla costa della Terra di Baffin, aveva già cominciato a gelare l’acqua racchiusa nei canali. Un piccolo termometro salvato dal mastro segnava già -12° ed il mercurio accennava a scendere ancora.

I marinai usciti dalla baleniera per stirarsi le membra indolenzite, volsero subito gli sguardi verso la costa che giganteggiava a meno di un chilometro e mezzo.

Era una specie di bastione, alto assai, con larghe spaccature che s’addentravano profondamente entro la terra, tutta incrostata di ghiacci e di neve. Non si vedeva traccia alcuna di vegetazione, nè alcun animale; solamente pochi uccelli svolazzavano sulle cime di quella ripida costa.

– Non so se riusciremo a spingere lassù la baleniera disse mastro Tyndhall. Decisamente la fortuna, che prima ci proteggeva, si è voltata contro di noi.

– Volete approdare, mastro? diceva Mac-Chanty.

– È necessario. Fra qualche giorno tutto il mare gelerà e la baleniera non potrà più giovarci.

– Ma dove avete intenzione di svernare, mastro? chiese Charchot.

– Al deposito dei balenieri.

– Ma sarà lontano. La tempesta deve averci spinto molto al nord.