Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/280

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246 i cacciatori di foche della baia di baffin


– E quale?

– Sarei curioso di visitare quel grande fiord di cui mi ha parlato il Piccolo Ventre.

– Cosa sperate di trovare? chiese Charchot.

– Il deposito dei balenieri. Sarebbe una vera fortuna il trovarlo, poichè non ci mancherebbero nè i biscotti, nè carne salata, nè pesce secco, nè liquori, tabacco, caffè, coperte, ecc. Ehi, Egurk!

L’esquimese che stava chiacchierando coi suoi compagni, si affrettò ad accorrere.

– Hai visitato il grande fiord? chiese Tyndhall.

– Sì, nalegak rispose Piccolo Ventre.

– Tutto?

– Tutto, nalegak.

– Hai veduto due legni incrociati, due pennoni di nave disposti in forma d’una grande croce?

– Ma sì, nalegak.

– Dove l’hai veduta quella croce? chiese Tyndhall, con gioia.

– All’estremità del fiord.

– Amici, gridò Tyndhall, partiamo!... Siamo vicini al deposito dei balenieri!... Hurrà!... hurrà!...

– Sì, partiamo, partiamo! gridarono i marinai.

Gli esquimesi, informati del desiderio dei loro nuovi compagni di visitare il grande fiord, si affrettarono ad attaccare i cani alle slitte e pochi momenti dopo i sei veicoli partivano rapidamente, scivolando sulla gelata pianura dell’altipiano.

Quei cani, quantunque fossero di statura poco alta, correvano con una velocità straordinaria, abbaiando festosamente. Quelle bestie affezionate, intelligenti ed instancabili rendono immensi servigi ai poveri abitanti di quelle desolate regioni. Sono bravi cani da caccia, ma