Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/283

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capitolo xv — gli esquimesi della baia di baffin 249

CONCLUSIONE


Due ore dopo, mastro Tyndhall ed i marinai, sbarazzato il terreno dai ghiacci e dalla neve che lo coprivano, entravano nella galleria indicata dalla croce e scoprivano la caverna che serviva di deposito.

Come il mastro aveva preveduto, conteneva ogni sorta di viveri: barili di farina, di pemmican, di porco salato, di biscotti, di pesce secco; casse di zucchero, di thè, di caffè, di cioccolato; barilotti di liquori, di succo di limone per combattere lo scorbuto, di vegetali in aceto, di pomi di terra, pacchi di tabacco, ecc. Vi erano inoltre delle vesti, delle coperte, delle lampade ad alcool, delle scuri, dei coltelli, dei ramponi e perfino delle armi da fuoco con abbondanti munizioni, e un’ampia provvista di carbone con relativa stufa.

Con simili provviste, che i marinai nella loro qualità di naufraghi potevano liberamente saccheggiare, vi era da passare comodamente l’inverno polare.

Mastro Tyndhall, che aveva già deciso di svernare nella grande caverna, fece trasportare colà una parte di quelle provviste, delle coperte e soprattutto una stufa e una grossa provvista di carbone.