Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/33

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capitolo iii – in rotta pel nord 25


Verso le otto di sera – sera per modo di dire, poichè il sole non tramontava che verso le 11 – una calma quasi assoluta venne ad imprigionare la nave baleniera, a meno di settanta miglia dalle coste della Norvegia. Quel brusco interrompersi della brezza, parve che suscitasse delle inquietudini nel signor Tompson. Il suo sguardo acuto interrogava con una certa ansietà l’orizzonte settentrionale e la sua faccia tradiva un vivo malumore.

– Bah!... – disse il professore, che si era accorto della irrequietezza del baleniere. – Il vento non ritarderà a soffiare, e poi un giorno perduto non porterà grande disgrazia ai pescatori del signor Foyn.

– Non è questa immobilità che m’importuna – disse Tompson. – Temo che il vento giri al nord e ci trascini addosso quelle terribili flottiglie di ice-bergs, che navigano costantemente dinanzi all’isola degli Orsi.

– Si trovano sempre barriere di ghiacci, dinanzi a quella terra?

– Sì, professore, specialmente verso la fine dell’estate.

– Allora dinanzi alle Spitzberg troveremo i grandi campi di ghiaccio?

– Non sempre, signore.

– Questa è strana, trovandosi quelle isole molto più al nord.

– Pare, professore, che le barriere di ghiacci siano capricciose poichè non tengono tutte una linea identica. Ve ne sono di quelle che scendono molto verso sud e altre che lasciano delle profonde aperture o che marciano verso l’est.

– E mai verso l’ovest?

– No, signore. La corrente ed i venti dominanti dell’ovest, spingono sempre quelle masse galleggianti verso la Siberia.