Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/66

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54 i naufraghi delle spitzberg


– Credete che non si possa tentare il passaggio?

– Con questo nebbione io non l’oserei. Potreste andare a cozzare contro qualche ice-berg male equilibrato e far schiacciare la Torpa.

– Ma rimanendo qui, corriamo il pericolo di farci imprigionare dai ghiacci.

– È vero, capitano.

– Tentiamo il ritorno. Chissà!... Forse la via è ancora libera.

Pochi momenti dopo la Torpa riprendeva la corsa, ma verso il sud. Il baleniere aveva però fatte serrare le vele alte e prendere terzaruoli sulla randa, sulla gabbia e sulla vela di trinchetto, volendo avanzarsi con velocità limitata per non urtare con troppa violenza.

Oscar, che era stato svegliato da quei due urti, aveva raggiunto il baleniere, il quale aveva ripresa la ribolla, volendo assumersi tutta la responsabilità di quell’audace manovra che poteva costare la vita all’intero equipaggio.

La Torpa ritornava sul proprio cammino con estrema prudenza, percorrendo appena due nodi all’ora. I marinai tenevano i bracci delle manovre per essere pronti a virare di bordo ed altri si erano disposti sul castello di prora, armati di buttafuori, mentre l’ice-master si era spinto fino all’estremità del bompresso per meglio distinguere i ghiacci che potevano, da un istante all’altro, arrestare la ritirata.

Il mare era sgombro sulla via percorsa dalla nave, ma attraverso alla nebbia si scorgevano sempre, a babordo ed a tribordo, degli sprazzi d’ice-blink, i quali indicavano la vicinanza dei ghiacci di enormi dimensioni.

Tompson era diventato nervoso ed irrequieto. Batteva con impazienza i piedi, si tormentava la barba, si alzava il cappuccio e aggrottava la fronte. Se quell’uomo non