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66 i naufraghi delle spitzberg


Il colosso si era tosto rovesciato addosso alla nave con impeto irresistibile, sfracellandola. La catastrofe era stata così rapida, che solamente undici uomini erano riusciti a salvarsi su alcuni rottami.

Il mare era però così burrascoso, che di quando in quando strappava qualche naufrago. Il capitano Dikson, che era fra i superstiti, investito da un’onda in prossimità del capo Sud, era stato pure trascinato via.

Per alcuni istanti era stato veduto dibattersi fra i cavalloni e le scogliere, poi era stato inghiottito.

Per quarantadue ore i naufraghi, ridotti a sei soli, avevano errato sul mare tempestoso, aggrappati disperatamente ai rottami della Tornea, finchè le onde li avevano spinti sulla costa meridionale delle Spitzberg, in prossimità del capo Sud.

Intanto il Gotheborg, disalberato dalla furia dell’uragano, era stato trascinato verso la costa e si era fracassato sulle scogliere, pure nei paraggi del capo Sud, perdendo un terzo dell’equipaggio.

I naufraghi delle due navi si erano incontrati due giorni dopo ai piedi del promontorio. Avendo potuto salvare due scialuppe baleniere e dei viveri e alcuni fucili, avevano deciso di rifugiarsi nell’Eis-fiord, sapendo che colà vi era una capanna costruita due anni prima da alcuni balenieri, e che in quei dintorni abbondavano le renne selvagge.

Rizzata un’antenna sormontata da due bandiere e sepolta una scatola contenente un documento, si erano imbarcati e dopo sette giorni avevano potuto rifugiarsi nell’Eis-fiord e prendere possesso della capanna.

Fino agli ultimi di dicembre erano vissuti alla meno peggio, ma poi i viveri erano cominciati a mancare essendo la selvaggina assai scarsa. In trenta giorni non