Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/88

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74 i naufraghi delle spitzberg


quelle alte latitudini, ma se poteva liberarsi da quel cerchio formidabile di ghiaccio, che minacciava di rinserrarla come una morsa, e fare rotta verso le coste della Norvegia, era ben da preferirsi. Riparati in una baia o dentro un fiord, lo svernamento è noioso ma non pericoloso, ma in mezzo ad un banco diventa difficilissimo e la nave può venire stritolata dalle pressioni.

Avevano poca speranza di aprirsi il passo, pure vollero accertarsi se rimaneva qualche probabilità, visitando accuratamente il wacke.

Si fecero condurre sul banco e procedettero a una serie di scandagli minuziosi, per assicurarsi dello spessore del ghiaccio. Speravano di trovare qualche parte debole o qualche spaccatura che permettesse loro di aprire un canale colle mine, colle seghe e coi picconi.

Il wacke fu percorso in tutti i versi, fu traforato in due o trecento punti ma senza speranza. Il ghiaccio aveva dappertutto uno spessore così enorme, che le aste di ferro, lunghe perfino cinque metri, non riuscivano a traforarlo ed era compatto, senza la più piccola fenditura.

Visitarono l’uscita del canale che era stata chiusa dagli ice-bergs, ma dovettero convincersi che anche da quella parte la ritirata era assolutamente impossibile. Quattro montagne di ghiaccio di dimensioni colossali, vi si erano cacciate dentro, l’una dietro l’altra e ormai formavano un blocco solo col wacke. Ci sarebbero occorsi almeno dieci quintali di polvere, per farle saltare.

– Tutto è inutile, disse Tompson. Noi siamo prigionieri e non riacquisteremo la libertà, se questo banco non si frantuma contro qualche ice-field o non si scioglie.

– È vero rispose Jansey. Ogni tentativo per aprire il passo alla Torpa, sarebbe inutile.

– Dunque siamo forzati a svernare qui, disse Oscar.