Pagina:Salgari - Nel paese dei ghiacci.djvu/93

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capitolo ix — trascinati al sud 79


palks, streams, packs e hummoks tutti crollavano, tutti si sminuzzavano sotto quegli urti poderosi, irresistibili.

Pel momento non vi era da sperare che si aprisse, anzi la sua estensione aumentava sempre, saldandosi ai rottami dei colossi polari. Aveva già una circonferenza di sette od otto miglia e ogni giorno sempre più ingigantiva. Il freddo concorreva ad aumentarne il volume.

L’acqua gelava presso i margini e anche nel bacino erasi condensata, obbligando i marinai ad adoperare le seghe da ghiaccio ed i picconi per mantenere un po’ libera la nave.

Tre volte il termometro, in sole quarant’otto ore, aveva segnato -20 centigradi e un mattino perfino -28. Durante quei bruschi abbassamenti di temperatura, le stufe avevano bruciato senza posa nel dormitorio e nel quadro di poppa.

L’equipaggio della Torpa e delle due navi naufragate, abituati già a quei climi freddi, non soffrivano affatto. D’altronde erano ben riparati e si trovavano benissimo nella sala costruita sopra il ponte, dove si radunavano per chiacchierare, per leggere e per giuocare.

Sola cosa che lamentavano, era la mancanza della carne fresca, ma con quel ventaccio e con quei turbini di neve, non era prudente avventurarsi sul banco per dare la caccia agli uccelli marini che si mostravano numerosi.

Il 14 ottobre, il cielo, che fino allora si era mantenuto così fosco e così gravido di neve, si rischiarò ed il sole, dopo tanti giorni di assenza, apparve sull’orizzonte lanciando obliquamente i suoi deboli raggi.

Soffiava però sempre il vento del nord, causando continui abbassamenti di temperatura.

Tompson, Jansey e il professore approfittarono per