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106 sul mare delle perle


E proprio in quel momento, un colpo di vento, per colmo di fortuna, gonfia le vele che fino allora erano rimaste immobili, spingendo innanzi il Bangalore, la cui prora urta le barche dei selvaggi.

— Stiamo per vincere! — grida il francese in buon indiano, onde farsi udire da tutti i difensori.

L’equipaggio fa uno sforzo supremo. Combatte coi calci dei fucili e colle scimitarre, atterrando i nemici che si sono come abbarbicati ai fianchi della nave.

Le barche sono sgominate ed il Bangalore, non più trattenuto, fugge verso il lago, sparando sempre le sue spingarde.

I selvaggi, vedendosi sfuggire la preda, sfogano con furiose imprecazioni la loro rabbia ed il loro disinganno.

Il vento è però sufficiente, ed il Bangalore non può più temere i loro assalti.

La sua velocità aumenta di momento in momento, si lascia indietro le barche degli assalitori, percorre l’ultimo tratto di canale ed entra nel lago le cui acque pullulano di coccodrilli.

— Siamo salvi — disse Amali al francese. — Se i selvaggi osassero seguirci qui, i rettili assalirebbero le loro barche e divorerebbero gli uomini che le montano in pochi bocconi.

— E noi? — chiese il francese, vedendo dozzine e dozzine di coccodrilli nuotare intorno alla nave e mostrare le loro enormi bocche.

— I bordi della nostra nave sono troppo alti perchè ci possano assalire.

— Ci fermeremo qui?