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126 sul mare delle perle


— Non abbiamo un cavallo.

— Servirebbe ben poco.

— Al contrario, signore. State attento; si preparano ad attaccare i pachidermi.

— Dove sono?

— Nascosti dietro quelle palme.

— Li vedo — disse il francese.

Due uomini, montati sopra un solo cavallo di piccola statura e di forme snelle, girano intorno al gruppo di vegetali.

Erano due cingalesi, interamente nudi e colle membra unte d’olio di cocco onde poter facilmente scivolare nel caso che la tromba di qualche elefante fosse riuscita ad afferrarli.

Uno, quello che guidava l’animale, non aveva alcuna arma; teneva invece in mano una miccia accesa ed un razzo.

Il secondo, che gli stava dietro, impugnava una larga sciabola lunga quattordici pollici, più che a metà coperta da una cordicella, in modo da poterla prendere anche a due mani, senza esporsi al pericolo di ferirsi.

— È con quell’arma che quei due pazzi vogliono assalire gli elefanti? — chiese il francese che non poteva credere ai propri occhi.

— Sì, signore, e vedrete che qualche elefante ci lascierà la pelle.

— Ne dubito.

— Non conoscete ancora la valentìa dei cingalesi in questo genere di caccia.

— Desidero vederli ai fatti.

— Aspettate un po’, signore.