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302 sul mare delle perle


— Dentro il fortino non le temerei, — rispose il re dei pescatori di perle. — So che è solido e che ha anche delle spingarde.

— Ne useranno contro di noi.

— Di notte si tira male, Jean Baret, e poi ho un’idea.

— Quale?

— Di aprire una breccia con una buona mina. Ho fatto portare dai miei uomini quaranta libbre di polvere inglese.

— Me ne intendo io di mine, — disse il francese. — Sarò io che andrò a prepararla.

— Vedremo se ve ne sarà bisogno, — disse Amali. — I cingalesi potrebbero arrendersi senza combattimento.

— Saranno poi cingalesi? Hanno resistito troppo.

— No, devono essere candiani.

— Allora è altro affare e la mina sarà necessaria.

Intanto i pescatori di perle, sempre preceduti dall’uomo che conosceva quei luoghi, continuavano ad avanzarsi attraverso il bosco, tenendo le batterie delle carabine nascoste sotto la fascia affinchè le capsule non si inumidissero.

Quegli uomini, che erano così impetuosi all’attacco, s’avanzavano con prudenza, temendo una nuova sorpresa nel buio della notte.

Scoperto un sentiero, che supponevano conducesse al fortino, vi si erano cacciati dentro, marciando a due a due, fra due muraglie di verzura che non permettevano di deviare.

Non si erano ingannati nelle loro previsioni,