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54 sul mare delle perle


— Lo sorveglieremo attentamente — disse poi.

Affidò la barra del timone ad uno dei suoi uomini e discese sotto coperta, fermandosi dinanzi la porta della sua cabina.

— Mysora sarà furiosa — pensò.

Stette un momento in ascolto, poi, non udendo alcun rumore, aprì la porta ed entrò.

La cabina del re dei pescatori di perle era una elegantissima stanzuccia di due metri quadrati, illuminata da una lampada chinese a fiori gialli e azzurri e adorna di tappeti e di due divani di seta, a frange d’oro.

Le pareti erano coperte di stoffe pesanti, meravigliosamente ricamate, con trofei di narghilè, di attrezzi marinareschi, di penne di pavone e di conchiglie enormi del genere delle tridacne, scintillanti di madreperla e coi margini carnicini.

Mysora si era sdraiata sopra un sofà tenendo il volto nascosto fra le mani.

Udendo entrare il suo rapitore, si alzò con uno scatto felino, fissandogli in volto gli occhi nerissimi e profondi, animati dalla collera.

— Sei tu, il re dei pescatori di perle? — chiese ella con voce sdegnosa.

— Sì, Mysora — rispose Amali con accento quasi rispettoso.

— Sai tu chi sono io?

— La sorella del marajah di Jafnapatam.

— E tu hai osato assalirmi?

— Tuo fratello non mi fa paura.

— Egli è potente.

— Sì, sulla terra, mentre io sono potente sul