Pagina:Salgari - Un dramma nell'Oceano Pacifico.djvu/92

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86 capitolo nono.


— Nessuno metterà piede sul ponte della mia nave, Bill, te l’assicuro. Ora occupiamoci dei tuoi compagni. Dove speri di trovarli?

— Non ve lo saprei dire. Forse si trovano nell’interno dell’isola, riparati sui monti e forse nascosti in qualche baia.

— Come faremo ad avvertirli del nostro arrivo?

— Avete un cannoncino a bordo; fate sparare alcuni colpi.

— Ci udranno?

— Lo spero, signore. Se sono ancora vivi, comprenderanno che una nave ha approdato a queste coste, e si affretteranno a raggiungerci. Se non otterremo alcun risultato, interrogherò gli indigeni; e quando avremo rimesso la nave a galla, faremo il giro dell’isola sparando cannonate.

— Ora attendiamo l’alba e poi agiremo, — disse il capitano. — Intanto prepareremo le difese per accogliere come si meritano quei mangiatori d’uomini. —

La calma che regnava attorno alla nave, la quale incagliata come era non risentiva che una leggera ondulazione e solamente verso poppa essendo la prua arenata, permetteva d’intraprendere qualunque lavoro di difesa.

Il capitano Hill, che aveva sostenuto altri assalti da parte dei selvaggi, chiamò a raccolta i marinai e fece rizzare presso l’albero di trinchetto e presso l’albero di mezzana, cioè verso prua e verso poppa, due robuste trincee per poter difendere più facilmente la nave nel caso d’un abbordaggio e prendere gli assalitori fra due fuochi. Dietro quei ripari fece collocare tutte le armi, e sul cassero fece piazzare il cannoncino dopo averlo caricato a mitraglia.

Non contento, fece portare sul ponte due casse piene di bottiglie vuote che si dovevano spezzare e spargere per la coperta, onde