Pagina:Sannazaro - Arcadia, 1806.djvu/48

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Fa che io alquanto goda del tuo cantare ec. Virgilio nel fine dell’Egloga ix.

Cantantes licet usque (minus via laedat) eamus.

Amico, se le benivole Ninfe. Questa se è particella esprimente desiderio e buon augurio, valendo quanto voglia il cielo che ec. Qui si debbe avvertire l’artifizio rettorico, il quale ben s’accoppia coll’idea d’un semplice pastore, essendoci una rettorica insegnata all’uopo dalla stessa natura. Chi parla a Montano per ottenere ch’ei canti, prima gli desidera quel bene che più gli aggrada, e quindi gli offre in premio una preziosissima cosa; i quali due mezzi son certamente tra i più efficaci a rendere pieghevole l’animo altrui a soddisfare le nostre brame.

Cariteo. Di questo Cariteo il Sansovino dice, ch’era un orefice di molta eccellenza, che di Spagna venuto a Napoli fu molto amico del Sanazzaro. I fratelli Volpi, assai benemeriti dell’italiana letteratura, notano, che un Cariteo fu un uomo molto letterato della famosa Accademia del Pontano, e amicissimo del nostro Poeta, che ne fa menzione nell’Eleg. xi. del lib. i.

Quia et rite suos Genio Chariteus honores
     Praebeat, et festas concinat ante dapes;

e nel titolo dell’Epigr. xi. del lib. i., dicendovi: de partu Nisaeae, Charitei conjugis. Per lo che bisogna conchiudere, o che due furono i Carilei a’ tempi del Sanazzaro, o che un solo sapeva congiungere l’esercizio della mano a quel della mente e dell’intelletto.