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EGLOGA SECONDA.

MONTANO ED URANIO.

Montano.

Itene all’ombra degli ameni faggi,
Pasciute pecorelle, omai che ’l sole
Sul mezzo giorno indrizza i caldi raggi.
Ivi udirete l'alte mie parole
Lodar gli occhi sereni e trecce bionde,
Le mani e le bellezze al mondo sole.
Mentre il mio canto e 'l mormorar dell'onde
S'accorderanno; e voi di passo in passo
Ite pascendo fiori, erbette e fronde.
Io veggio un uom, se non è sterpo o sasso:
Egli è pur uom che dorme in quella valle
Disteso in terra faticoso e lasso.
Ai panni, alla statura, ed alle spalle,
Ed a quel can che è bianco, e’ par che sia
Uranio, se ’l giudizio mio non falle.
Egli è Uranio, il qual tanta armonia
Ha nella lira, ed un dir sì leggiadro,
Che ben s’agguaglia alla sampogna mia.
Fuggite il ladro, o pecore e pastori;
Ch’egli è di fuori il lupo pien d’inganni,
E mille danni fa per le contrade.
Qui son due strade: or via, veloci e pronti
Per mezzo i monti, che ’l cammin vi squadro,
Cacciate il ladro, il qual sempre s’appiatta
In questa fratta e ’n quella, e mai non dorme,
Seguendo l’orme delli greggi nostri.
Nessun si mostri paventoso al bosco;
Ch’ io ben conosco i lupi: andiamo, andiamo;
Che s’ un sol ramo mi trarrò da presso,