Pagina:Sarpi, Paolo – Istoria del Concilio tridentino, Vol. II, 1935 – BEIC 1916917.djvu/390

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384 l'istoria del concilio di trento


Ma ritornando a Trento, detti li pareri dalli padri, e dalli deputati formati nove decreti, tralasciati li articoli del matrimonio, come era giá deciso, e della residenzia, avendo cosí concordato li legati e fatto ufficio con alquanti che dovessero contentarsene, furono proposti nella congregazione per stabilirli, e leggerli nella sessione al suo tempo statuito. Si eccitarono per quell’ommissione le dimande delli fautori della residenza; al che essendo dalli legati risposto che quell’articolo non era ben discusso, né in quella sessione era opportuno proporlo, ma s’averebbe fatto a suo tempo, s’aumentarono le instanze acciocché allora si proponesse, e le allegazioni di ragioni, che mai sarebbe opportunitá maggiore; con qualche mormorazione ancora che fosse un’arte per non concludere mai. Furono nondimeno costretti a rallentare l’instanza, vedendo li legati risoluti a non trattarne allora, e perché quei della contraria opinione, fomentati da Roma, facevano instanza in contrario piú efficacemente: però attendendo agli articoli, con poche alterazioni li nove capi furono formati.

Il marchese di Pescara fece efficace instanza per nome del re, acciò in quella sessione si dechiarasse che quel concilio era continuazione dell’incominciato sotto Paulo III e proseguito sotto Giulio; e la richiesta era aiutata dalli prelati spagnoli e altri che li seguivano, e sostentata allegando che era necessario farlo per necessitá di fede, altrimenti sarebbono rivocate in dubbio le determinazioni fatte, con notabile impietá. In contrario facevano gagliardi uffici li ambasciatori imperiali, dicendo che sarebbono partiti immediate, e protestato; perché, avendo l’imperatore data la parola alla Germania che quella riduzione s’averebbe per nova convocazione, non poteva sostener un tanto affronto; che per questo non mettevano in difficoltá le cose giá decise, ma mentre vi era speranza di poter ridur la Germania, non volessero troncarla con tanto aggravio della cesarea Maestá. Il cardinale Seripando altro non aveva in mira, se non che si determinasse continuazione, e giá nel fare la bolla della convocazione s’affaticò molto per questo; e ora aiutava efficacemente la richiesta de’ spagnoli. Ma il