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lettere di fra paolo sarpi. 77

fetto istesso. Ci è però a chi non dispiace il consumarsi così, e purchè godino il presente, non si spaventano per la incertezza del futuro.

Non metto in dubbio quel che V. S. dice, che ogni timore chiama li mali temuti. So che ogni affetto corre a quel che fugge, quando è immoderato, e sempre s’allontana da quel che proseguisce: ma tenga per fermo che il nostro non è timore, ma, come il vostro, compiacenza nelle volontà.

La somma che debbe spender Toledo è grande, purchè non faccia le spese di Savoia costì, e metta in pezzi qualche buon pezzo di Francia.

Qui si è tenuto, per qualche tempo, il moto di Irlanda essere una ribellione generale. Io me ne son sempre riso, che fuggito il capo, le membra potessero aver dato in così grande occasione. Le cose del mondo non passano così facilmente a tante contrarietà.

Mi piace molto l’opera intrapresa di monsignor Gillot, di mettere insieme la libertà della Chiesa io non voglio dire gallicana, ma universale;1 e forse Dio in questo secolo vuole con un mezzo più dolce, tentato nel secolo passato, estinguere la tirannide. S’ha tentato di dare al fondamento; l’anima non ha fatto tutta l’opera: chi sa che incominciando dal tetto, come al presente si fa, non ne riesca qualche meglior effetto? Se Dio benedirà l’opera, possiamo sperarlo. Mi portò il signor Biondo una lettera senza nome, che io ho creduto essere del signor Casaubono, al quale scrivo di ciò per questo stesso corriere.


  1. Vedasi la nota a pag. 52.