Pagina:Sarpi - Lettere, vol.1, Barbèra, 1863.djvu/19

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fra paolo sarpi. xi

la voce di Lutero. Il dilicato lavorio del Rotterdamese, e tutte le facezie e gli scherni degli eruditi, sono un’ombra a paragone dei colpi che vibra e scaglia senza posa Lutero; e sono di tal fatta, che lo stesso satirico Erasmo, dianzi sì temuto, si nasconde impaurito, e sconfida e muor solitario, incolpato, quantunque ingiustamente, dagli uni di avere acceso il fuoco della rivoluzione, dagli altri di non avere avuto animo virile a proseguire. Io non chiamerò Lutero uno scrittore satirico: ben altre armi erano le sue, e di ben altra tempera: erano le armi di chi capitaneggia una rivoluzione popolare, e per mezzo alle ruine si fa strada, imperterrito e fermo. La sagacia e la violenza, il senno pratico e l’elevazione mistica, messe d’accordo nel cervello di Lutero, sono uno de’ più rari fenomeni che si presenti a quella parte della psicologia che indaga la mente e l’animo de’ grandi uomini. Nè LucianoVoltaire nè nessuno antico o moderno ha saputo, come Lutero, trasformare in persone le opinioni e i dogmi che combatteva, e fondere insieme l’odio e il ragionamento, e guidar con accortezza il torrente delle parole, or sublimi or triviali, allo scopo. Aristotile, san Tommaso, il Papa, o Papelardo o Papardo, come piacevasi a dire nell’ira sua, sono innanzi a codesto rivoluzionario poeta, sono con esso lui alle prese, ai morsi, ai graffi, e sono nientedimeno ciò ch’ei riprova ed abomina nella religione; e tutti insieme uomini e sentenze diventano, o allucinazione o parabola che sia, tra sublime e