Pagina:Sarpi - Lettere, vol.1, Barbèra, 1863.djvu/34

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xxvi fra paolo sarpi.

cioè di sciorre la soverchia possanza di Casa d’Austria, e l’altro similmente prezioso di mantenere alcuna libertà almanco delle opinioni e degli studi. E veramente, dove i Protestanti non potevano, il moto della rinascenza fu rotto. Magalotti e Leibnizio, dopo del Sarpi ne fan testimonio della Spagna e degli Stati austriaci. E se la Francia e, in parte, anche l’Italia tra i paesi cattolici non imbarbarirono, hassene a recar la cagione a parecchie cose; tra le quali non ultima la politica del Sarpi e di Venezia e de’ duchi di Savoia. Il duca di Savoia, dice il Sarpi col linguaggio che correva a que’ giorni, è gran cattolico e buon cristiano quanto bisogna:1 il che vuol dire che si atteneva ora alle alleanze cattoliche ora alle protestanti; e i Protestanti si chiamavano talora que’ del Vangelo e della Religione, e i Cattolici erano designati pure col nome di Papisti.


VII.


Chi si perfidia a far colpa a Fra Paolo delle sue amistà con Protestanti, ed anche col più ragguardevole tra essi, quel Duplessis Mornay, che veneravano gli Ugonotti francesi come capo, fa nascer sospetto che il suo cattolicismo o papismo sia così intollerante com’era a que’ tempi; e se potesse, rifabbricherebbe quelle catene, e ad ogni modo vor-


  1. Lettera CLXXXV.