Pagina:Satire (Giovenale).djvu/153

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

di giovenale 41

Al vergin tufo i marmi! Ivi pertanto
Umbrizio a me: «Giacchè per l’arti oneste
Non c’è più luogo in Roma; e le fatiche
Premio non hanno; ed oggi più d’jeri
Scarsa è la roba, e più sarà domani;
Ho fermato il pensier di ritirarmi
Là dove le spossate ali depose
Dedalo; mentre il crin principia appena
Ad albeggiare, e la vecchiezza prima
Ancor non m’incurvò; mentre alla Parca
Riman pennecchio da filare, e posso
Andar colle mie gambe, ed alla destra
Appoggio ancor non dà nessun bastone.
O patria, addio! vivano in te gli Artori
E i Catuli;1 vi restino pur quelli
Che sanno far di nero bianco, e tutto
Loro riesce: fabbricare a cottimo;
Ricavar porti, fiumi e scolatoi;
Portare al rogo i morti, e farsi schiavi,
Vendendo il proprio capo alla subasta.
Zufolator di corni, un dì, costoro,

caricamento di la:Page:Satire (Giovenale).djvu/153 in corso... Loading.gif

  1. [p. 177 modifica]Due tristi soggetti, che con male arti si erano arricchiti.