Pagina:Satire (Giovenale).djvu/160

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48 satire

Saper della famiglia ogni segreto.
   E giacchè siamo a ragionar de’ Greci,
Entra per i ginnasi, e ascolta il fallo
D’un gran filosofone in cappamagna.1
Costui già vecchio stoico, cresciuto
Su quella riva là dove calaro
Le penne del gorgoneo cavallo,
Accusator si fece ed assassino
Di Barea, suo discepolo ed amico.
   Per un romano non è aria dove
Spadroneggiano i Difili, i Protogeni,
O gli Erimarchi:2 i quali ― ed è viziaccio
Comune a quella gente ― mai non fanno
A mezzo di un amico: ognun lo vuole
Tutto per sè. Laonde come prima
Nelle credule orecchie del padrone
Pure una goccia distillar poteo
Di quel suo tosco innato e paesano,
Io son cacciato fuori; ed ecco gli anni
Del mio lungo servizio andati in fumo.
In nessun luogo si valuta meno

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  1. [p. 178 modifica]Costui è il filosofo Egnazio nativo di Tarso. Il fatto, a cui allude il poeta, è narrato da Tacito. Ann. lib. xvi. 32, 33.
  2. [p. 178 modifica]Adulatori e delatori divenuti potenti.