Pagina:Satire (Giovenale).djvu/164

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52 satire

Qui costa un occhio anche un meschino alloggio,
Dei servi il vitto, un occhio; una frugale
Cenetta, un occhio. Qui mangiare in piatti
Di terra un si vergogna: eppur sì a vile
Ciò non avrìa dei Marsi e dei Sabini
Seduto al desco. Là fôra contento
Pur d’un giubbon verdastro e grossolano.
   In gran parte d’Italia, se dobbiamo
Crederla verità, nessuno indossa
La toga che da morto.1 Se talvolta
A festeggiare un qualche dì solenne
Si raccolgon di frasche in un teatro;
E finalmente la già nota farsa
Ricomparisce sulle scene, e i rozzi
Fanciulletti nel grembo delle madri
Si rannicchian tremando, impauriti
Della boccaccia spalancata e truce
Delle pallide maschere; tu vedi
Gli abiti eguali; e somiglianti in tutto
Poveri e ricchi, eccettuando i sommi
Edili; che a mostrar d’onore un segno

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  1. [p. 179 modifica]Nota che nelle altre città d’Italia si andava più alla buona, nè v’era tanta etichetta. Si vede che anche i Gentili aveano la pietosa costumanza di mandare i morti alla sepoltura vestiti dei panni più onorevoli.