Pagina:Satire (Giovenale).djvu/181

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alla satira terza 69

goghe senza coprirsi d’ignominia. Dopo ciò si capirà il veleno della domanda del nostro letichino.

37 Questa scena del briacone insolente mi pare così comica, allegra e briosa da fare invidia, non che ad Orazio, a Plauto e a Luciano. Eppure si è avuto il coraggio di dire che Giovenale tinge tutto di nero, e non spiana mai le rughe della sua fronte aggrottata! Tanto può anche nei letterati lo spirito di partito.

38 Tanto le Paludi Pontine, quanto questa Pineta o selva Gallinaria, posta in quel di Cuma, tra le foci del Volturno e del Literno, diveniano spesso nidi di briganti e assassini.

39 Aquino era la patria di Giovenale.

40 Cerere e Diana erano molto in venerazione presso gli abitanti di Aquino; forse perchè dediti principalmente all’agricoltura e alla caccia. Da una iscrizione, disseppellita pochi anni sono in quei dintorni, si sa che a Cerere aveva inalzato un tempietto il nostro poeta. L’aggiunto di Elvina dato a questa Dea, chi vuole che le venisse da una fontana di tal nome, che scaturiva presso del suo tempio; chi dal biondo (helvino) colore delle spighe.