Pagina:Satire (Orazio).djvu/28

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Con Fonteo Capitone, uom veramente
Fatto a pennello, e sì d’Antonio amico
45Che nessun altro più. Fummo contenti
Di torci via da Fondi, ov’è pretore
Aufidio Lusco, motteggiando assai
D’un pazzo scrivanello il fasto vano,
Pretesta, laticlavo e profumiera.
50Quindi a noi stanchi fu grata dimora
La Città de’ Mamursi ove la casa
Murena dienne e Capiton la cena.
Il giorno appresso a me giocondo e lieto
Più che altro mai spuntò, che in Sinoessa
55Plozio, Vario, e Maron recommi innante.
Più candid’alme unqua non ebbe il mondo,
E a cui più forte amor mi leghi e stringa.
Oh quai furo gli amplessi e il gioir nostro!
Finchè sana ho la mente, a un dolce amico
60Io nulla mai pareggerò. Poi dienne
Alloggio una villetta che dal ponte
Campan poco è discosta, e i commissarj,
Qual’è obbligo lor, le legna e il sale.
Di là per tempo a scaricarsi in Capoa
65Giunsero i muli. A Mecenate piacque
Di giocare alla palla. Io con Virgilio