Pagina:Satire (Orazio).djvu/32

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Mostrar che su la soglia d’un suo tempio
140L’incenso senza foco arde e si squaglia.
Se ’l creda pur Barue Abbà, se il vuole,
Io no, perchè imparato ho che gli Dii
Scevra da cure godonsi la vita,
Nè, se qualche prodigio opra Natura,
145Quei briga d’ordinarlo han da’superni
Balcon del cielo. A Brindisi, ov’io sono,
Finisce il lungo mio viaggio e ’l foglio.


SATIRA VI.


Benchè di quanti dalla Lidia usciti
Accolse il tosco suol, non sia chi tolga
A te, Signore, in nobiltà la mano,
E benchè il tuo paterno avo e materno
5Grandi avessero a sè legion suggette,
Non però, come molti hanno in costume,
Tu le nari aggrinzando a schifo prendi
Gli uomini oscuri, qual’io son che nacqui
Di padre libertin; nè già rileva,
10A tuo parer, qual genitor ciascuno
Avuto s’abbia, sol che onesto ei viva.
Tu di buona ragion t’hai fisso in mente