Pagina:Satire (Orazio).djvu/53

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

55

Di quà dal mar certi versetti greci, 45
Romolo apparso dopo mezza notte,
Quando i sogni son veri, a me vietollo
Con queste voci: Non maggior pazzìa
La tua sarebbe recar legna al bosco
,
Che nelle greche entrar caterve immense. 50
Or mentre il gonfio Alpin Mennone strozza,
E al Reno imbratta col suo fango il viso,
Per mio diporto questi versi io scrivo,
I quai non denno tenzonar del premio
Nel tempio Palatin, giudice Tarpa, 55
Nè farsi udir più volte in pien teatro.
Ben tu fra quanti vivon oggi il solo
Puoi con lepido stil, Fondanio, esporre
L’astuta meretrice e Davo intenti
A trappolare il buon vecchio Cremete. 60
Co’ giambi celebrar de’ re le imprese
Sa Pollion. Le dignitose note
Epiche guida l’animoso Vario
Sovra d’ogni altro. Le campestri Muse
A Maron diero il dilicato e il blando. 65
La Satira restava, a cui già mano
Porsero indarno l’Atacin Varrone,
Ed alcun altri. Io maneggiarla meglio