Pagina:Satire (Orazio).djvu/52

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E risparmiar le forze. Un motto arguto
Spesso più giova a disbrigar gran cose
Che un acre disputar. Ciò fu che tenne
In piè gli autor della Commedia antica,
In ciò son essi da imitar, li quali 25
Nè da Ermogene il bello unqua fur letti
Nè da quel babbuin, che solo apprese
A cantare il suo Calvo e il suo Catullo.
Ma pur Lucilio di saper gran prova
Diè mischiando a’ latini i greci accenti. 30
Gente balorda, a cui difficil sembra
E degno di stupor ciò che far seppe
Pitoleon da Rodi ― Eppur tessuto
Di due lingue un parlar divien più grato,
Qual commisto il falerno al vin di Chio. 35
E ben tu che fai versi a me rispondi,
Se di Petillo ancor la trista causa
A sostener tu avessi; allorchè Pedio
Suda e Corvino a snocciolar le accuse,
Vorresti affè, dimenticando e patria 40
E genitor romano, estranee voci
Nel latino sermone intruder, come
Un Canosin, che due linguaggi storpia?
Mentre mi stava componendo io nato