Pagina:Satire (Orazio).djvu/88

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

90

380Più puerile ancor l’innamorarsi,
Nè differenza v’ha dal trastullarti,
Qual festi di tre anni, in su la polve,
Al lagrimar ne’ lacci avvinto e stretto
D’una bagascia, imiteresti forse
385Del cangiato Polemone l’esempio
Ponendo giuso manicin, fascette,
Collane, del tuo morbo aperti segni,
Come quello ubbriaco le ghirlande
Furtivamente tirò giù dal collo,
390Poichè sgridato dalle sagge voci
Fu del sobrio maestro? A un adirato
Fanciullo porgi un pomo, ei lo rifiuta.
Su prendilo, mio bene; egli nol vuole.
Se non gliel dai, di voglia se ne strugge.
395Qual è tra lui distanza e quel ch’escluso
Dalla sua bella bilanciando vada
S’ei rieda o no là dove andrebbe ancora
Non richiamato, e su l’ingrata porta
S’arresta. E neppur or che a sè m’appella,
400Fia che ad essa ritorni? E non è meglio
Ch’io mi risolva a terminar mie pene?
Mi cacciò, mi richiama. Ho da tornarvi?
No, se mi cada ancora supplice a’ piedi.