Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/11

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

xi

da Dante, i verbi assai crudelmente, e scegliendo nelle colonne del Mastrofini, le forme ch’eran per l’appunto biasimate o reiette. Onde il dissimo, il posimo, e con doppio barbarismo fecimo de’ baci; e lombardeggiando senza un rispetto al mondo; ma facendosi perdonare i suoi trascorsi con la sua facilità e grazia, come si perdonano i suoi peccati ad un libertino di spirito. Sicchè noi, sebbene ci sentissimo accapponare la carne da tutti i suoi solecismi, non toccammo il dettato seguendo solo a puntino l’edizione bresciana del Bettoni 1806 e resecammo le note che non contenessero spiegazioni del testo e giustificazioni della versione, ma solo raffronti volgari e altre cose inutili. Levammo la dedica ch’egli fece della sua versione a Giuseppe Luoso gran giudice e ministro di giustizia del regno d’Italia, in data di Milano