Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/15

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xv


Speriamo che questa ristampa non ci tiri addosso gl’incerti che toccarono ai versi d’Eumolpo. Che siano le Satire di Petronio Arbitro,

Assai la voce lor chiaro l’abbaia.

Nè v’ha luogo l’inganno della vecchierella che guidò male Encolpio: Subinde ut in locum secretiorem venimus centonem anus urbana reiecit et hic, inquit, debes habitare. Senzachè tutto non è osceno in Petronio. Egli è il critico più fine della corruzione romana; ei la dipinge con tal verità che muove più stomaco che riso. Scendiamo in questa tomba come Andreuccio in quell’arca dell’arcivescovo di Napoli per trarne il caro anello; involiamone il bello stile, e le curiose notizie dell’antichità, turandoci il naso.