Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/196

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140 capitolo ventesimoquinto

15Sorge figlio dell’acqua
Fuggi gli scherni, e le fanciulle schivi.
Or perchè ti convinca
Che a te morte sollecita s’appressa,
Vedi che in parte già il tuo capo è morto.113


Più altre cose volea recitare, e peggiori credo io delle prime, quando una damigella di Trifena condotto Gitone sul fondo della nave adornògli la testa con una parrucca della padrona. Cavò pur da una scatola de’ sopraccigli, e destramente coprendo le tracce del rasoio, gli restituì la sua intera bellezza.

Allor conobbe Trifena il vero Gitone, e lagrimando e commossa allor primamente diè un bacio di cuore al fanciullo.

Io benchè lieto che il volto del ragazzo fosse tornato alla sua prima avvenenza, pure spesso copriami la faccia, ben comprendendo di essere mostruosamente deforme, poichè nè Lica persino mi tenea degno di parlar seco. Ma a questo affanno la stessa damigella provvide, la qual chiamatomi a parte mi ornò di capigliatura non meno bella, anzi parvi più vezzoso perchè la mia parrucca era bionda.

Intanto Eumolpione stato protettor ne’ pericoli, e di questa riconciliazione autore, acciò non cessasse l’allegria per mancanza dì barzellette, si mise a declamar mille cose contro la leggerezza delle donne, come facilmente s’innamorino, come anche presto si dimentichino degli amanti; e non esservi sì casta femmina, la quale non si riscaldi sino al furore per ingordigia di altr’uomo. Aggiunse che se volevano ascoltarlo ei ci racconterebbe non fatti di antiche tragedie, o nomi in ogni secolo celebrati, ma avventura occorsa a’ tempi suoi. Ciascuno adunque gli occhi e le orecchie a lui rivolgendo, così egli parlò.

Fu già in Efeso una matrona di sì celebre castità,114