Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/197

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allegria. novella della matrona d’efeso 141

che le donne de’ paesi vicini correvano a vederla per maraviglia. Avendo essa perduto il marito, non solo, giusta l’usanza comune, ne seguitò il funerale co’ capegli rabbuffati, e battendosi ad ogni tratto in presenza di tutti il nudo seno, ma volle seguirne il cadavere sino al cimitero, e custodirlo anche dopo che era, secondo si pratica in Grecia, riposto nel monumento, ed ivi abbandonarsi alle lagrime i giorni interi e le notti; nè i parenti poterono, nè gli amici, lei così desolata, e di morire desiderosa, di là distaccare: i magistrati stessi ne partirono senza frutto; di modo che l’esemplar donna da tutti compianta già il quinto giorno toccava senza aver preso cibo nessuno.

Una fedelissima cameriera teneva compagnia all’afflitta, le proprie alle di lui lagrime mescolando, e riaccendeva la lucerna posta nel monumento ogni volta che si spegnea. D’altro non parlavasi in tutto il paese, e gli uomini d’ogni qualità convenivano essere questo un luminosissimo ed unico esempio di pudicizia e di amore.

In questo mezzo il comandante della provincia fe’ crocifiggere alcuni ladri in vicinanza al sepolcro medesimo, dove la matrona piagnea sul cadavere. La notte vegnente il soldato che facea guardia alle croci, onde nessuno ne staccasse i morti per seppellirli, avendo abbadato sì alla lucerna risplendente tra quelle tombe, come ai gemiti della piangente gli venne curiosità, come suol accadere, di sapere chi, e cosa fosse. Discese perciò nel cimitero, e vista quella bellissima faccia, soprastette al primo colpo quasi spaventato da non so qual fantasima o larva infernale; dipoi osservato il giacente cadavere, e scorte le lagrime, e il viso lacerato dall’ugne, s’accorse bentosto di quel che era, e non potere la donna il dolore dell’estinto superare; allora ei portò nel sepolcro la sua cenetta, e cominciò ad esortar la piagnente a non ostinarsi in una inutile