Pagina:Satire di Tito Petronio Arbitro.djvu/86

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30 capitolo ottavo

subito un vaso pien di filtro; e in mezzo a molti scherzi e chiacchere agitandolo, fe’ sì che io bevetti quasi tutto il liquore, e perchè poco prima Ascilto avea disprezzati i suoi vezzi, gittogliene addosso l’avanzo, ch’ei non se ne avvide.

Quando Ascilto udì che eran cessate le chiacchere, disse: non son io dunque degno di berne? la cameriera, da un mio sorriso tradita, battè le mani, e disse: io te ne ho dato, o ragazzo, l’hai tu forse bevuto tutto?

E Quartilla disse: è egli vero che Encolpo abbia bevuto il filtro, quanto ve n’era? E un gentil riso le sommovea i fianchi. Insomma persin Gitone non potè trattenersi del ridere, massimamente dopo che la fanciulla lo ebbe abbracciato al collo, e dati innumerabili baci a lui, che non vi si opponea.

Noi volevam gridare, meschini, ma non era chi potesse aiutarci, e da un lato Psiche con uno spillon da capegli pungeva le guance a me desideroso di gridare accorr’uomo, e dall’altro la ragazza inquietava Ascilto con un pennello intinto nel filtro. Finalmente sopravvenne un bardassa vestito di un gabbanello color di mirto, legato a mezzo da un cintolino, il quale or le natiche rilevando ci dava un colpo, or c’imbrattava di sporchi baci, fino a che Quartilla stringendo un nervo di balena, e colle gonne assai rialzate, comandò che a noi malavventurati si dasse commiato. Ciascuno di noi giurò colle più sacre parole, che quell'orribil segreto sarebbe rimasto sepolto con noi.

Entraron dipoi molte gladiatrici, le quali, ungendoci con olio che tenean nell’orciuolo, ci ristorarono. Comunque la cosa fosse, la stanchezza cessò, e ripresa la veste da cena ci portammo nella stanza vicina, nella quale eran distesi tre letti intorno a lauta mensa22 magnificamente disposta. Così comandati ci stesimo, e cominciando per un egregio antipasto, ci empiemmo di vin falerno. Gustammo poi tant’altre vivande, che