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SCAVO DI MINIERE DI PIOMBO NELLA VALSASSINA 113

condotte alle fontane, ai bagni, ai teatri, i loro scrittori celebrano le miniere di quel metallo della Britannia, della Spagna, dell’Attica, della Gallia, non ne accennano in Italia. Nel medio evo rado fu l’uso del piombo, quindi esiguo il prezzo di lui, e languida la ricerca. L’uso della polvere in guerra, e lo sviluppo delle leghe metalliche, e di molte industrie, ne ravvivarono le ricerche, ne elevarono il valore.

Dopo che la scienza e l’umanità destarono l’attenzione sulla derelitta Sardegna, nel 1830 l’industria privata fecondò la miniera di piombo a Monteponi in quell’isola, e nel commovimento del 1848 si cercarono altre miniere, e successivamente ne furono aperte tredici principali di piombo argentifero, che ora danno lavoro ad oltre due mila persone, e che nel 1861 produssero 108111 quintali metrici di minerale, che già colloca l’Italia per questo prodotto quarta in Europa, dopo l’Inghilterra, la Spagna, la Germania. L’aumento di quella produzione fu sì ratto che dieci anni prima non era giunta ad una decima parte. Nel 1829 anche a Bottino, presso Lucca, su traccie antiche si prese a cavare galena di piombo in ganga di quarzo, ed ora si lavorano da 150 persone; e poco stante si ritentarono lavori antichi presso Massa; e pur testè nel Monte Calvi, nella Toscana, si tolsero a cavare massi emersi, sparti vastamente, già abbandonati perchè difficili a trattare, ora resi fecondi per applicazione di nuovi trovati del mineralogo Toussaint. Galena piombifera si cava pure da pochi anni in Val di Vezza, pure in Toscana, e ad Agogna presso Domodossola. Nel 1857 su traccie di piombo argentifero a Bondione, in Valle Seriana, si compose a Bergamo società montanistica, che dopo parecchi esperimenti preferì a tale vena quella più ricca e vasta di Rumo nel Trentino, dove, pe’ conforti del valente minerologo cav. Signorile, si ampliarono i lavori così, che ora si costrussero tre piccoli forni, sendovi copia di combustibile, difficile il trasporto lontano della vena.

Ma dopo la Sardegna il luogo d’Italia, che promette maggiore fortuna metallurgica, è la Valsassina, nella provincia di Como. La Valsassina o Pioverna è tramite angusto e scabro in forma di croce tra il lago di Como al braccio di Lecco, e la Val Tellina, e le valli bergamasche Torta, Averrara, Taleggio, e, quantunque aspra di suolo e povera d’agricoltura e di pascoli, fu già celebrata quale passo sicuro per l’Elvezia, quale patria de’ Torriani che dominarono Milano, dove tre erano già consiglieri del commune nel 1124, e per le miniere ed i lavori del ferro che vi fiorivano sino dal secolo X, come si raccoglie da quanto ne scrisse l’amoroso istoriografo di essa, cav. Giuseppe Arrigoni, nelle Notizie storiche della Valsassina (Milano, Pirotta, 1840.) e nei Documenti sulla Valsassina (Milano, Pirola, 1857).

La Valsassina in breve spazio, popolato da non più di ventimila persone, presenta varietà geologica mirabile tra l’uniformità calcarea delle circostanti. Ivi si veggono roccie sedimentarie in gran disordine, dimostranti passaggio per molte torturazioni come dicono le Notizie naturali sulla Lombardia, e fra loro graniti ternari, gneis, schisti argillosi, arenarie rosse, calcare nereggiante, calcare dolomico, e solfuri di ferro, di zinco, di piombo, di rame, piriti

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