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114 SCAVO DI MINIERE DI PIOMBO

aurifere, ferro spatico, antimonio, mercurio, e galena di piombo argentifero in ganga dolomitica, in quarzite micaceo, in ganga silicea.

Sulla vetta del Cumisolo presso il Pizzo de’ Tre Signori, il culmine della valle, ed a’ confini della Valsassina e di Val Torta, si vedono vasti depositi di rifiuti di miniera di piombo argentifero che era coltivata sino dal 1297 quando l’arcivescovo di Milano, con istrumento posseduto dal cav. Arrigoni, vendette ai Botagisi ogni vena d’argento, di ferro e d’altro metallo nella Val Torta. Per l’altro metallo stimiamo volesse accennare specialmente al rame, del quale il Signorile in quel versante trovò antiche scorie. Perchè sebbene l’argento nelle valli bergamasche vada generalmente commisto al piombo, i vescovi di Bergamo e gli arcivescovi di Milano, che furono dai Franchi investiti a titolo feudale di quelle miniere, facevano cavare l’argento, trascuravano il piombo o perchè di prezzo vile, o per insufficiente abilità di scernerlo. E seguirono a cavare argento essi ed i loro concessionari sino a che l’invasione dell’argento d’America non ne invilì il prezzo dopo il 1500, e sino a che la copia del combustibile rese economica la metallurgia. Perchè le vie aspre e difficili ed impraticabili ai carri, rendendo molto costosi i trasporti, induceva a consumare sul luogo i carboni, onde se v’erano metalli nelle selve, vi si aprivano piccioli forni e si tenevano attivi sino alla consunzione del combustibile di quel bacino. Però le frequenti traccie da noi di forni temporari piccioli, di ferro specialmente e di rame e d’argento, ed i molti piccioli cunicoli.

Quando le ricerche delle armi lombarde crebbero nell’Europa e nell’Oriente, e che i Fraini o cavatori del ferro bergamaschi travalicarono anche nella Valsassina intorno il 1500, l’industria del ferro vi soffocò le reliquie di quelle d’argento, di rame e di piombo. Il perchè i cunicoli antichi di questa valle di essi minerali non mostrano traccie di uso della polvere, che, come è noto, si prese a sussidio delle mine metallurgiche a Freyberg nel 1613. Le manifeste traccie di miniere di piombo argentifero e di rame, le tradizioni, li scavi apparenti qua e colà, diedero argomento all’Henninges, al Priorato, a Vandelli, all’Amoretti, a Gioia, a Giovio, all’Arrigoni di accennare quelle miniere della Valsassina. Dove, nel 1802, quando ravvivavasi la vita italiana, Giuseppe Fumeo mise in evidenza una miniera di piombo in Val Rossiga presso Cortenova, e due anni appresso D. Giuseppe Valsecchi ne scoprì una presso Ballabio. Ivi (nell’autunno dello scorso anno 1862) si trovò galleria lunga 30 metri, in miniera di piombo, avvolta in conglomerato in regione dolomitica, galleria fatta senza l’uso della polvere; e Vandelli, il diligente scrutatore delle miniere di Valsassina, già molti anni sono assicurò trovarsene di piombo a Pasturo, a Baiedo, ad Introbio, a Ballabio, e di piombo argentifero a Cortabbio, a Falpiano, al Canale del Ceppo presso Introbio. Queste miniere, di Ballabio poi specialmente, per l’opportunità della postura presso la strada della valle ed a due ore da Lecco, furono coltivate in qualche modo anche nel principio del secolo scorso, come trovò l’Arrigoni nelle annotazioni di registri parochiali, e fu ritentata venti anni sono.