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LETTERA IX

Ut a communibus initium faciam etc. Ep. LXVII.


Per dar principio al parlare dalle cose comuni, la primavera ha cominciato a mostrarsi; ma inclinando già verso l’estate, quando dovea far caldo, solamente ha cominciato ad intepidirsi. Nè però ancor gli si può credere, perchè spesso si converte in inverno: e se vuoi saper quanto sia instabile, basteti solamente questo, ch’io non mi fido ancora della sua freddezza, et ancor contrasto con la sua rigidezza. Questo, mi dirai, è non patir nè caldo, nè freddo. Così è, il mio Lucilio. Già a questa mia età basta pur troppo il freddo suo naturale, che appena si può riscaldare a mezza estate: di maniera che la maggior parte d’essa son forzato di passarla carco di vestimenti. Io ringrazio la vecchiezza che m’abbia piantato in questo letto: e perchè non la debbo ringraziare per questa cagione? Poichè tutto quello ch’io dovevo fuggire, ella fa che quando ben volessi, non possa fare. Me ne sto per la maggior parte a ragionar con i libri: e se talvolta sopraggiungono epistole tue, mi par d’esser teco; e mi dispongo nell’animo non come io ti rescriva, ma come se parlandomi tu, io ti rispondessi. E così di quel che tu ora mi dimandi, quasi ragionando teco, insieme discorreremo come stia. Mi dimandi,