Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/85

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                         O tre volte beati
     Quelli, a ch’in faccia ai padri sotto l’alte
     Mura di Troja già toccò morire.

Che differenza fai o che tu desideri questo ad altri, o che confessi che sia stato da desiderarsi? Decio si die’ alla morte per la Republica; e spingendo il cavallo si gettò in mezzo agl’inimici, desideroso di morire. L’altro dopo costui, emulo della paterna virtù, dopo che ebbe solennemente e familiarmente parlato, si diede ad un copiosissimo esercito, non pensando ad altro, che a placar i Dei col suo sacrifizio; giudicando che la buona morte sia cosa da dover essere desiderata. A che dunque dubiti, se sia bene di morir memorabilmente, et in qualche fazione virtuosa? Quando un sopporta fortemente i tormenti, mette in opra tutte le virtù; e questo forse per quell’una, ch’è in atto, e che apparisce, della pazienza. Ivi è la Fortezza, dalla quale si vede uscir, come suoi rami, la pazienza, il sopportare, e la tolleranza. Ivi è la Prudenza, senza la quale non si fa consiglio alcuno; e persuade sopportar con gran fortezza quel che non si può fuggire. Ivi è la Costanza, la quale non si può movere di loco, nè cangia di proposito per violenza che gli si faccia. Ivi finalmente è quella inseparabile compagnia di Virtù. Ciò che si fa onestamente, è operazione d’una Virtù, ma questa operazione è secondo il parere del Consiglio: e quel, ch’è approvato da tutte le Virtù, ancorchè paja che sia effetto d’una sola, si deve non dimeno desiderare. E che? pensi tu forse che si deb-