Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/86

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biano solo desiderar quelle cose, che procedono dal piacere, e dall’ozio? che si sogliono ricevere con le porte ornate? Vi sono certi piaceri mesti, e certi voti, i quali son celebrati non già da quelli, che attendono all’allegrezze, ma da quelli, che adorano, e riveriscono la Virtù. Così tu non crederai forse che Regolo desiderasse di ritornar dagli Cartaginesi; ma véstiti dell’animo d’un grande uomo; allontànati per un poco dall’opinion del volgo: piglia quanto dei dell’immagine della bellissima, e magnificentissima Virtù, la quale noi dovemo onorare non con le corone, ma col sudore, e col sangue. Mira Marco Catone, che si mette le purissime mani nel sacrato petto, e che allarga le poco aperte ferite. Che gli dirai tu piuttosto, o: Io vorrei quel che tu vorresti, e duolmi di quel che ti duole; ovvero: Felicemente fai a far così? A questo proposito mi sovvien di quel che dice il nostro Demetrio, il quale chiama la vita sicura, e libera dagli empiti di Fortuna, un mar morto, nel quale non vi sia cosa, che t’inciti, e dove t’impieghi; e con i pericoli e travagli del quale tu possi far esperienza della fermezza dell’animo tuo. Et il giacer in ozio riposato non è tranquillità, ma piuttosto bonaccia. Attalo Stoico solea dire: io mi contento piuttosto che la Fortuna mi tenga tra i travagli suoi, che tra le delizie: che se son tormentato, lo sopporto però con fortezza d’animo, onde avvien che sia bene; e se son ammazzato, moro fortemente, onde è anco bene: e se udirai l’Epicuro, ti dirà che sia anco cosa dolce; ma io