Pagina:Senofonte.djvu/310

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no d'animo arditissimo e di grandissime forze. Quello poi che pensano alcuni che il cavallo il quale snoda facilmente le gambe sia atto al maneggio alto è falso: ma si ben quello che ha i lombi (chiamo ora lombi non quelli che vanno al dritto della coda; ma quelli che fra le coste e le coscie tendono verso i fianchi) moli, raccolti e robusti potrà entrare in buono spazio con le gambe di dietro sotto quelle dinanzi. Quando accaderà questo allora se il cavallo sarà battuto col morso egli si piegherà su le cavicchie di dietro, e fermerassi levandosi dalla man dinanzi di maniera che mostrerà a' circostanti il ventre e l'anguinaglie. Dunque allora bisogna rallentargli la briglia; accioche il cavallo paja a coloro che lo veggono di far volentieri tutte quelle cose le quali in questa professione sono tanto belle. Trovandosi eziandio alcuni che ammaestrano i cavalli, battendoli con la bacchetta su le cavicchie; ed altri facendo che uno corra a traverso, e li percuota nelle coscie. Ma par a me che il miglior precetto di tutti sia quello che ho ricordato tante volte, nè bisogna mai metter da canto; che sempre si lasci riposare il cavallo ogni volta che egli abbia obbedito il cavalcatore. Perche tutte le cose che dal cavallo vengono fatte per forza (sicome anco dice Simone) si fanno malamente e sgarbatamente, a guisa d'un istrione che venga spinto a recitare con gli stimoli e con la forza. Conciosiache così il cavallo, come l'uomo a questo modo faccia molte più cose vergognose che degne di lode. Onde bisogna che noi abbiamo certi cenni co' quali teniamo svegliato il cavallo a farsi vedere disposto in tutte le parti leggiadramente ed illustremente. Ma se dopo il maneggio, e dopo che sia ben sudato; e similmente quando s'abbia portato bene a maneggiarsi alto da terra; il cavalcatore smonterà subito, e gli levi la briglia; non dobbiamo temere che per l'avvenire egli non si levi da se medesimo. Si dipingono sopra i cavalli di questa sorte li quali hanno buon maneggio, gli Iddj e gli Eroi; e quegli uomini che sanno maneggiarli come si conviene, pajono eccellenti: ed è cosa tanto bella, meravigliosa ed anco desiderabile il cavallo che sa maneggiarsi in alto che non ci è uomo per giovane, o vecchio che sia che non si senta rapir gli occhi verso di lui. Perche niuno mai si parte di là, o si sazia di starlo a mirare, finche egli non abbia finito il suo maneggio fatto con tanta leggiadria. Ma se per avventura bisognasse che il padrone di un cavallo così fatto fosse capitano d'una compagna di cavalli, ovvero di tutta una schiera; non starà bene che attenda a farsi veder egli solo in questa guisa fuori degli altri; ma piuttosto che tutti coloro che lo