Pagina:Senofonte L Economico tradotto da Girolamo Fiorenzi Tipografia Nobili 1825.djvu/125

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terra, questa sarà ad essa di nutrimento, e come dal concime ne verrà ingrassata; ma se tu lasci, che la terra l’allevi fino al maturare del frutto, certo che sarà assai malagevole ad una terra magra il condurre a maturità molto frutto, come ad una magra scrofa sarebbe malagevole il nutricare molti grassi porcelli. Tu dici adunque, o Iscomaco, diss’io, che alla terra più magra si abbia dare minor semenza? Si certamente, e tu ancora sei del mio parere, dicendo, che a chi abbia minor vigore si abbia anche a dar meno che fare. Per qual cagione poi, soggiunsi io, o Iscomaco, adoperiamo noi i sarchielli nel grano? Tu già sai, rispose, che nel verno cadono dirotte pioggie? E come no: dissi. E non vedremo allora molte pianticelle di grano ricoperte dal loto condottovi sopra dall’impeto delle acque, e molte altre poi per lo scorrimento delle medesime acque rimanersi colle radici scoperte? Egli è ben naturale, diss’io, che così accada. E non ti sembra, soggiunse, che standosi in tale stato il grano, abbia d’uopo di alcun soccorso? Si al certo, diss’io. A quello adunque che fu ricoperto dal loto, con quale rimedio a tuo parere, o Socrate, si avrebbe a soccorrere? Coll’alleggerirlo , diss’io, dalla terra, che lo aggrava. E a quello, seguitò, che abbia le radici scoperte? Riconducendogli sopra la terra. E che dovremo poi fare, disse, se le nocevoli erbe, spuntando rigogliose vo-