sì. — Certo, o Socrate, credo che il potrebbe. — Può adunque, disse Socrate, chi sa una tale arte, quando sia esso privo di beni, ricevere alcuna mercede per governare la casa di un altro, come un architetto, per fabbricarla? — Sì veramente, disse Critobulo, e assai grande mercede ne avrebbe, se potesse, prendendo a governare una casa, e fornire ad ogni spesa che si convenga di fare, e rendendola di tutto copiosa darle accrescimento. — La casa poi, che cosa stimiamo che sia? Forse quello medesimo che l'abitazione, ovvero qualunque cosa che altri possegga fuori della sua abitazione, tutto ciò si appartiene alla casa? — Quanto a me, disse Critobulo, stimo che sebbene quello che alcuno possiede non lo abbia nè meno nella propria città, pure qualunque cosa egli abbia, tutto si appartenga alla casa. — E non vi sono forse di quelli che hanno dei nemici? — Si certo, ed alcuni ben molti. — Or diremo noi che debbano annoverarsi fra i loro averi questi nemici? — Sarebbe pur cosa ridicola, disse Critobulo, se chi accrescesse i nemici dovesse anche averne di questo la mercede. — E non dicemmo noi, che la casa si è tutto quello che l'uomo possiede? — Si, rispose Critobulo, ma ciò mi è avviso, che voglia significare tutto quello che ha, e che è buono, perocchè quello, ch'è cattivo non lo chiamo già possedere. — Tu adunque stimi che possedere si abbia a dire soltanto di ciò che ne